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La Storia

L'Epoca Comunale

In epoca comunale, nel XII e XIII secolo, Treviso conosce il suo massimo fulgore e lo stemma comunale riporta l'orgoglioso motto "Monti, Musoni, Ponto Dominorque Naoni", ad indicare i confini dei propri possedimenti: dai monti del bellunese alle lagune venete, e dal fiume Musone, che scorre ad occidente, nei pressi di Castelfranco (città murata fondata dai trevigiani nel 1195), fino al fiume Noncello, che bagna Pordenone. La vita culturale si arricchì per la presenza di trovatori (Sordello da Goito), poeti (Dante) e pittori (Tommaso da Modena che affrescò nella chiesa di Santa Margherita il ciclo delle Storie di Sant'Orsola, oggi custodito nella chiesa di Santa Caterina, e il Capitolo dei Domenicani nella chiesa di San Nicolò), e la Marca trovò il giusto equilibrio tra ideali cavallereschi e gioia di vivere che le valse l'appellativo di "gioiosa et amorosa".

La città si cinge di una cerchia muraria (oggi in gran parte scomparsa), si abbellisce di grandi chiese e di palazzi superbi. Gli affreschi esterni riproducono i motivi delle pietre ornamentali qui sconosciute, dando luogo ad una straordinaria sequenza di strade decorate e dipinte che assegnarono alla città il nome di "Urbs picta". Lunghe teorie di portici e barbacani accompagnano le strette vie medioevali, tra piazze e slarghi improvvisi, animati dall'operosità degli artigiani e dei commercianti che rendono ricca la città; poco fuori Treviso, presso il porto, si svolgeva una delle maggiori fiere del tempo, intitolata dapprima a San Michele e poi a San Luca. Sul Sile, da Quinto al ponte S. Martino (appena entrati in città) e sui suoi affluenti dentro la città e nei borghi vicini fino a Silea, sorgono numerosissimi i mulini, segno della grande produttività agricola delle terre lungo il fiume e testimonianza della funzione di "granaio" della Marca Trevigiana. Verso la fine del XIII sec. inizia la decadenza del Libero Comune, ormai incapace di difendersi dagli attacchi portati dalle vicine Signorie: Treviso passa ai Da Romano, con il crudele Ezzelino, vicario imperiale; quindi ai Caminesi, con i "buoni" Gherardo e Gaia, ricordati da Dante; successivamente è dominio degli Scaligeri, con Cangrande che, appena espugnata la città nel 1329, vi trova la morte per aver bevuto l'acqua troppo fredda di una fontana; infine è la volta dei Carraresi che costruirono a Casale, lungo il Sile, una coppia di torri di difesa di forma cilindrica, una delle quali è visibile ancor oggi.

Il fiume Sile è continuamente solcato da imbarcazioni che scendono a vela, o risalgono trainate da buoi lungo le alzaie, qui dette restere. Venezia è il nuovo emporio commerciale che ha sostituito Altino, distrutta dai Longobardi nel 647.

Il rapporto con la Serenissima diviene sempre più organico, tanto che nel 1339 la Marca Trevigiana è annessa alla Repubblica Veneziana con un trattato che trova la sua definitiva ratifica nel 1389 e la porta a condividerne le sorti fino alla sua caduta (trattato di Campoformido, 1797).

Venezia considera Treviso perno del suo sistema difensivo di terraferma e nel 1500, per assicurarsi un valido baluardo contro le truppe imperiali riunite nella Lega di Cambrai, fa erigere da Fra' Giocondo di Verona una nuova cerchia muraria, tuttora esistente, difesa tutt'intorno dall'acqua e con tre "porte" su cui campeggia il leone di San Marco. La città è così ben munita, da suscitare l'ammirazione di Massimiliano d'Austria che invano l'assedia nel 1509.

Durante la dominazione veneziana, la maggior parte della produzione agricola e circa la metà di quella vinicola trevigiana venivano inviate a Venezia per le esigenze della popolazione e dell'armata navale; i mulini del Sile lavoravano giorno e notte per fornire l'indispensabile farina. Inoltre le barche trasportavano i minerali provenienti dall'Agordino e destinati alla Zecca.

Sul Sile "viaggiava" anche il legname del Montello destinato all'Arsenale. A partire dal XVI secolo i nobili veneziani si rivolsero alla terraferma, abbandonando progressivamente i tradizionali commerci verso l'oriente. Nella pianura trevigiana, padovana e vicentina costruirono le loro ville con "barchesse", le cui strutture architettoniche erano innanzitutto legate alla conduzione agricola del latifondo e, in seconda battuta, alla funzione artistica, ludica e di rappresentanza. La Repubblica Veneta, da sempre attenta all'uso delle acque e alla loro regolamentazione, confermò gli antichi statuti comunali di Treviso che risalivano, nella loro prima stesura organica, al XII secolo, disponendo tra l'altro regole precise per la sistemazione e la periodica escavazione dei canali, nonchè la regolamentazione dell'attività molitoria e della pesca sia in tempo di pace, che di guerra.

Il dominio veneziano assicurò alla Marca un lungo periodo di pace e stabilità.

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